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  • Antonia Willemsen ad una cerimonia della comunità religiosa delle Figlie della Risurrezione nella Repubblica Democratica del Congo
  • Antonia Willemsen nel gennaio 2020 alla commemorazione annuale di padre Werenfried van Straaten a Colonia
  • Antonia Willemsen con il ritratto di padre Werenfried van
  • Lucia Wicki-Rensch, responsabile per la comunicazione presso «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» Svizzera/Liechtenstein, con Antonia Willemsen, presso la sede di ACN a Königstein

Una vita per «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)»

Antonia Willemsen, segretario generale per molti anni, compie 80 anni. "Non era pianificato, non era previsto, è successo a me". Antonia Willemsen riassume il suo impegno per la Chiesa oppressa e perseguitata nello stesso modo in cui lo faceva spesso anche padre Werenfried van Straaten. Il fondatore di «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» era il suo zio adottivo (era infatti un cugino della madre di Willemsen), il suo protettore e il suo motivatore; lei era il suo braccio destro, la sua confidente e “compagna d’armi” per quasi mezzo secolo.

Willemsen è nata l'11 maggio 1940 a Eindhoven, all’indomani dell’invasione dei Paesi Bassi da parte della Wehrmacht tedesca. Questo fatto fu un potente presagio per la sua successiva missione in un'opera che, nella sua fase iniziale, voleva dedicarsi alla riconciliazione con i nemici di un tempo. Nel Natale del 1945, con un articolo sulla rivista della sua abbazia premostratense di Tongerlo, in Belgio, padre Werenfried provocò una valanga di aiuti per i profughi tedeschi; la giovane Antonia ne fu “travolta” fin dall'inizio.

Una libertà che si mette al servizio degli altri
Antonia rimase colpita non solo dalle visite alla famiglia dei “frati alti e vestiti di bianco”, ma anche dall'energia del suo parente, che un giorno arrivò a bordo di una potente automobile per dedicarsi all’assistenza spirituale dei profughi. Nel 1960, la stessa Willemsen iniziò il suo servizio per l'«Aiuto ai sacerdoti dell’Est» (così si chiamava, all’epoca, l’organizzazione umanitaria), che nel frattempo si era trasferita a Roma e aveva cominciato ad allargare il suo sostegno ai cristiani di altre parti del mondo. Il Sud America diventò uno dei primi luoghi d’impiego di Antonia, e si trasformò ben presto nella passione di una vita.
“La libertà è sempre stata importante per me”: dopo dieci anni, la Willemsen tornò a casa, attratta da un nuovo compito. Ma il richiamo di «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» era più forte: quando, nel 1972, non si trovò nessuno come braccio destro di padre Werenfried, vi fece ritorno, riluttante ma percependo una vocazione che la faceva rinunciare al matrimonio e alla famiglia. “Anche se c'erano molte offerte”, come fece sapere.
Per 30 anni ha servito «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» come segretario generale, ha stabilito contatti laddove la Chiesa era stata condannata al silenzio e spalancato opportunità di aiuto in luoghi in cui dittature e guerre avevano sbarrato ogni strada. E, quando si rese necessario, lavorò anche come istruttrice di nuoto per giovani suore al lago Bukavu in Congo.
Oltre a questo lavoro di aiuto, alla Willemsen furono richieste anche le sue qualità manageriali: gestì l’ampliamento del personale dell’organizzazione umanitaria, organizzò il trasferimento della sede centrale a Königstein, nella regione del Taunus, e si occupò della creazione dei primi uffici nazionali di «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)», che oggi sono 23 in tutto il mondo.

Un impegno precoce nel lavoro dei media cattolici
Poiché anche le dittature più dure hanno difficoltà ad ostacolare le onde radio e televisive, «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)», sotto la guida di Antonia Willemsen, ha sviluppato un vivace lavoro mediatico. Per diverso tempo fu presidentessa della «Catholic Radio and Television Network (CRTN)», che ancora oggi diffonde testimonianze delle persecuzioni dei cristiani e offre in tutto il mondo un sostegno per la vita spirituale.
Dopo il cambiamento politico nell'Europa dell'Est, il sensibile aiuto per la Chiesa dietro la cortina di ferro divenne un lavoro di ricostruzione laborioso ma di successo. A ciò si aggiunse la riconciliazione con la Chiesa ortodossa russa, su esplicito desiderio di Papa Giovanni Paolo II e contro molte resistenze, sia interne che esterne all’opera. Willemsen affrontò anche questo compito con coraggio e determinazione.
Nel seminario greco-cattolico appena edificato di Leopoli, in Ucraina, che rappresenta uno dei più grandi progetti di «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)», c'è una vera e propria galleria “Willemsen”, che raccoglie foto che la mostrano in occasione di visite, aperture o inaugurazioni. La gratitudine dei partner di progetto, di innumerevoli vescovi, sacerdoti e religiosi è ancora viva, ben oltre l'Europa dell'Est. Le onorificenze laiche ed ecclesiali ne sono la testimonianza.

L'aiuto pastorale come compito di una vita
Nel 2005, due anni dopo la morte di padre Werenfried, il periodo di Antonia Willemsen come segretario generale si è concluso, ma non il suo impegno per l’opera: dal 2006 al 2014 è stata presidente volontaria della sezione germanica di «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)». Anche la costruzione di uno studio televisivo per l'opera di evangelizzazione faceva parte di questo mandato, così come lo storico incontro tra il cardinale Kurt Koch e il metropolita ortodosso russo Hilarion Alfeyev al congresso «Meeting Place World Church» del 2011, organizzato proprio da «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)».
Tornata, al pensionamento, nella sua vecchia città natale di Eindhoven, nel suo calendario c’è una data fissa: la commemorazione annuale di padre Werenfried van Straaten a Colonia, “l'uomo alto vestito di bianco” che ha plasmato la sua vita ed il suo lavoro.
“Dobbiamo aiutare le persone dove c’è qualcosa di più di un semplice aiuto allo sviluppo”: questo credo continuò a vivere nell'opera di Willemsen per «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)». L'odierna fondazione di diritto pontificio si dedica ancora oggi all'aiuto pastorale, cioè alla “fame dell'anima”, che brucia oggi come bruciava nei primi anni. Vale quanto riassume in poche parole la festeggiata: “La Chiesa non deve essere un'isola. Deve brillare.”

Antonia Willemsen e Lucia Wicki-Rensch
Quando Lucia Wicki-Rensch, responsabile per la comunicazione di «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» per la Svizzera ed il Liechtenstein, ha visitato la sede dell'associazione a Königstein lo scorso settembre, ha incontrato Antonia Willemsen. “Ho conosciuto Antonia molti anni fa e siamo subito andate d'accordo. È una persona che mi ha impressionato e mi ha ispirato professionalmente. Per il suo compleanno le faccio i miei migliori auguri, soprattutto di buona salute”, dice Lucia Wicki-Rensch, che lavora per l'organizzazione umanitaria da più di 22 anni e dal 2006 in qualità di responsabile per la comunicazione.