Dal silenzio, la voce dei martiri dei “laogai” cinesi

I martiri del passato e del presente, la divisione tra cattolici “patriottici” e “sotterranei”, il boom economico, i diritti umani violati, elementi che non fermano l’inarrestabile crescita della Chiesa in Cina. A Lugano, ospite di “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, il condirettore della rivista “Mondo e Missione” del Pime, curatore del volume- testimonianza “Il libro rosso dei martiri cinesi” .

Conferenza a Lugano del giornalista italiano Gerolamo Fazzini

Dal silenzio, la voce dei martiri dei “laogai” cinesi

Una raccolta di autobiografie di cattolici imprigionati nei campi di concentramento in Cina dal 1945 al 1983. Un campione rappresentativo di centinaia di migliaia di persone che hanno attraversato fedeli a Cristo gli anni della crudele persecuzione maoista.

CRISTINA VONZUN
I martiri del passato e del presente, la divisione tra cattolici “patriottici” e “sotterranei”, il boom economico, i diritti umani violati, elementi che non fermano l’inarrestabile crescita della Chiesa in Cina. Abbiamo incontrato a Lugano, ospite di “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, il condirettore della rivista “Mondo e Missione” del Pime, curatore del volume- testimonianza “Il libro rosso dei martiri cinesi” (ed. Paoline, 2006).

Nel 1949 in Cina c’erano 3 milioni di cattolici. Oggi i cattolici cinesi sono 12 milioni. Si hanno delle cifre precise relative ai martiri cristiani?

Sono state centinaia di migliaia le persone messe nei “laogai”, i lager cinesi. Si sa che in totale le vittime della repressione sono state dai 70 agli 80 milioni, numero che comprende migliaia di cattolici.

In che modo le testimonianze che lei ha raccolto nel libro, risalenti al periodo dal 1945 al 1983, sono arrivate in Occidente?

In modo rocambolesco. Il caso più emblematico è quella di una ragazza, Geltrude Li. Questa giovane ha vergato dei fogli sulla sua prigionia che poi ha ritagliato seguendo la sagoma delle scarpe e affidandoli ad un missionario che li ha infilati nelle sue calzature.

Storie così forti non lasciano indifferenti. Lei, da quale è rimasto più toccato?

Da quella di padre Tan Tiande che ho incontrato durante un viaggio a Canton, in Cina. Oggi quest’uomo ha 92 anni. Di lui conservo il ricordo di una grandissima serenità nonostante abbia passato trent’anni nei laogai. Ha provato sulla sua pelle la brutalità del regime maoista in termini di torture, angherie, persecuzione. Padre Tan Tiande non pronuncia mai parole di vendetta, di rabbia ma sottolinea sempre la gioia, l’onore di aver potuto testimoniare la sua fede in Cristo.

Che posto occupano questi “martiri” viventi nella comunità dei cattolici cinesi?

Sono soprattutto gli anziani a serba¬re la memoria e la consapevolezza di queste vicende. Si nutre una vera e propria venerazione per queste persone, soprattutto verso i vescovi martiri. Uno dei problemi maggiori però è far “parlare” queste storie ai giovani.

Oggi i battesimi in Cina sono circa 150 mila all’anno. Cosa spinge la gente, nonostante la mancanza di libertà religiosa, ad abbracciare la fede in Gesù Cristo?

Va detto che la maggior parte di questi battesimi viene amministrata nel la Chiesa patriottica, dunque il rischio è minore, salvo che comunque la leg¬ge cinese prevede il divieto di educazione religiosa per i figli fino ai 18 anni, quindi anche per i fedeli della Chiesa ufficiale c’è un vigile controllo da parte dello Stato. Quello che spiega questa domanda di sacramenti è la sete di Dio che resiste anche oggi, in tempi di forte modernità.

Quali valori occidentali di matrice cristiana affascinano l’uomo cinese in un momento di svolta ideologica ed economica?

Penso al valore della persona con la sua originalità; il suo essere titolare di diritti. Una conquista che l’Occidente deve in larga parte all’eredità cristiana. Non dimentichiamo che in Cina da anni - a livello di élite culturale - si traducono opere di filosofi e teologi cattolici. Indagano anche il segreto dello sviluppo tecnologico dell’Occidente generato da una mentalità differente dalla loro, in larga parte influenzata dal cristianesimo.

Eppure il grande interesse culturale contrasta con la repressione e gli impedimenti alla libertà religiosa…

Infatti si tratta di un interesse prettamente accademico. Ma è già un primo passo.

Chiesa patriottica e Chiesa popolare non rappresentano un’immagine spezzata del cattolicesimo?

«La Chiesa in Cina - dice il Papa, - è una sola». La divisione esiste per radi gioni politiche e questo costituisce un freno obiettivo all’evangelizzazione. C’è un grande ritardo nella traduzione dei testi del Concilio Vaticano II, c’è una carenza di catechisti e di persone formate.

Quanto fa comodo al governo tenere la Chiesa “sotto tutela”?

Il governo teme tutto quello che potenzialmente sfugge al suo controllo e come tiene d’occhio i cristiani così fa con tutte le altre religioni. Lo Stato si concepisce come centro unico della vita sociale e politica e non vuole concorrenze. La Chiesa cinese vive così al guinzaglio. Rispetto a Mao, evidentemente ci sono stati dei grandi passi avanti, allora c’erano tutte le chiese chiuse, l’unica aperta era quella per i diplomatici stranieri. Molto dunque è cambiato, non poco resta da fare.

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