AIUTATECI A SOSTENERE I SEMINARISTI DI HAITI

E’ lunga la lista delle perdite che il terremoto del 12 gennaio, ha inflitto anche alla Chiesa cattolica. Da anni “Aiuto alla Chiesa Che Soffre” è al suo fianco, sostenendola finanziariamente nella sua fondamentale missione di assistenza alla povera gente. Oggi Port-au-Prince ha perso il suo vescovo, mons. Miot e il suo vicario, mons. Benoit. Il seminario maggiore non esiste più.

4 febbraio 2010

E’ lunga la lista delle perdite che il terremoto del 12 gennaio, ha inflitto anche alla Chiesa cattolica. Da anni “Aiuto alla Chiesa Che Soffre” è al suo fianco, sostenendola finanziariamente nella sua fondamentale missione di assistenza alla povera gente. Oggi Port-au-Prince ha perso il suo vescovo, mons. Miot e il suo vicario, mons. Benoit. Il seminario maggiore non esiste più. Trentun seminaristi sono rimasti sepolti tra le sue macerie. E anche molte suore, religiosi e sacerdoti hanno trovato la morte tra le macerie dei loro conventi e delle loro chiese. Le 80 parrocchie che costituiscono l’arcidiocesi di Port au Prince sono andate completamente distrutte. Ognuna contava al suo interno circa 4 cappelle, il che significa che 320 cappelle sono andate distrutte. Nel terremoto sono crollate anche le sedi di Radio e Tele Soleil. Questi media cattolici avevano appena compiuto 32 anni ed erano stati ristrutturati nel 2009. Tutti i suoi collaboratori sono morti. Solamente un laico peruviano si è salvato: Joseph Luis Carazas Neyra, che è rimasto per 15 ore sotto le macerie. Col tempo, molte delle organizzazioni umanitarie che oggi prestano il loro aiuto ad Haiti, se ne andranno. La Chiesa resterà. Anche se sommersa dalle proprie macerie, è oggi uno dei punti di riferimento più efficaci. La Nunziatura è diventata centro di comunicazione ed ha assunto una posizione chiave nel coordinare gli aiuti, non solo della Chiesa, ma anche delle organizzazioni umanitarie internazionali.

ACCS dopo aver inviato un primo aiuto di 70'000 $, ha deciso di sostenere i 230 seminaristi sopravvissuti al sisma. I giovani, provenienti da tutta l’isola, dopo il terremoto sono stati invitati dalle autorità ecclesiastiche a rientrare nelle proprie diocesi d’origine. Se quelli che appartengono ai diversi ordini religiosi sono stati aiutati da questi ultimi, i seminaristi diocesani non hanno fino ad ora potuto godere del sostengo delle diocesi di appartenenza. Per questo motivo ACCS ha deciso di farsene carico. In questo momento hanno soprattutto bisogno di abiti, cibo e assistenza medica. Mons Chibly Langlois, vescovo di Fort Liberté racconta che uno di loro è stato estratto dalle maceri del seminario, due giorni e mezzo dopo il sisma, mentre diversi altri si trovano a tutt’oggi sotto shock. Altri ancora sono stati invitati dal vescovo nella vicina Repubblica Dominicana dove riceveranno le cure mediche di cui hanno bisogno. Passata l’emergenza ACCS continuerà a stare al loro fianco per permettere loro di riprendere gli studi e portare a termine la strada intrapresa. In un domani, prosegue il vescovo di Fort-Liberté, li attende un futuro non facile. Lungo sarà l’itinerario che la popolazione di Haiti dovrà percorrere per uscire dalla tragedia che l’ha colpita e la chiesa cattolica avrà un ruolo fondamentale in questo percorso. E saranno proprio loro, i seminaristi di oggi, i sacerdoti di domani, ad essere chiamati a curare le ferite dell’anima di chi ha preso tutto nello spazio di un interminabile minuto.

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