Il più grande mendicante del XX secolo

Compirebbe 100 anni, Padre Werenfried van Straaten il prossimo 17 gennaio. Se n’è andato, però dieci anni fa, pochi giorni dopo il suo noventesimo compleanno e pochi giorni prima della messa che avrebbe dovuto concelebrare con il cardinale Lustinger a Nôtre-Dame a Parigi, proprio in occasione del suo compleanno. Conosciuto nel mondo interno come Padre Lardo, Philippus van Straaten, al momento dell’ordinazione a Tangerlo (Belgio) nell’ordine dei Premonstratesi, ricevette in dono anche un nome nuovo: Werenfried, dal significato profetico di “colui che combatte per la pace”. E di battaglie per la pace è stata piena la sua lunga, energica, intransigente vita. A partire da quella sua prima lotta per riconciliare, a suon di fette di lardo (l’unico bene allora disponibile) le popolazioni che la guerra aveva separato. E combattente lo sarà per sempre, armato di un cappellaccio nero pieno di buchi (adatto quindi a trattenere solo banconote!) e di una retorica che toccava l’anima, ha passato la sua vita a raccogliere soldi con cui dare corpo ai più diversi progetti per portare Dio in ogni angolo del mondo. O meglio, come amava dire lui: “Per asciugare le lacrime di Dio ovunque, nel mondo, venissero versate.” Come per tanti altri filantropi, la sofferenza dei più deboli, la loro povertà, la loro quotidiana umiliazione gli era insopportabile. Ma come pochi altri, cercò di combatterla andando oltre il piano materiale e della concretezza, oltre quel “pane” che sapeva bene essere necessario all’uomo per sopravvivere, ma non sufficiente per vivere in pienezza. Per cui, sin da subito, le sue scelte e i suoi interventi presero una direzione che superava il mero aiuto umanitario. Il lardo che chiese per i rifugiati tedeschi all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale, serviva sì a sfamare un popolo ridotto alla fame, ma offriva anche la possibilità ai contadini delle Fiandre di riconciliarsi con il nemico di ieri, superando la logica dell’odio e della vendetta. Sempre, fu per lui fondamentale che ad accompagnare e sostenere le alterne e drammatiche vicende umane, vi fosse la presenza di Dio. Dalla sua fantasia nacquero così  i preti col sacco in spalla inviati a condividere le sorti degli sfollati di ogni luogo, i battelli-cappella, che salivano lenti e solenni le correnti dei fiumi Volga e Don per portare sacramenti e conforto a popolazioni altrimenti senza alcuna cura né assistenza spirituale. E le cappelle a quattro ruote, ossia 35 autobus trasformati in cappelle in sostituzione delle chiese che non c’erano o non c’erano più. E soprattutto, nel 1947, nacque AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE, l’organizzazione con cui cercherà, per tutto l’arco della sua lunga vita, di correre in aiuto dei cristiani messi nell’impossibilità di vivere la propria fede sia per ignoranza, sia a causa della povertà, sia per colpa di altri uomini.  Inizialmente Werenfried mise tutte le sue forze nel tentativo di convincere belgi ed olandesi ad aiutare la popolazione tedesca ferita dalla guerra a trovare una possibile riconciliazione. Poi furono i Paesi dell’Est del mondo, costretti nella morsa di un ateismo di Stato, a mobilitare le sue energie. Per anni, con tutti i mezzi, cercò di sensibilizzare attraverso le sue vibranti prediche i cattolici circa la necessità di pregare e raccogliere fondi per aiutare polacchi, cittadini dell’URSS, cechi, tedeschi dell’Est a mantenere accesa la loro fede minacciata e perseguitata. Ma il suo sguardo non si arrestava mai: sempre nuove erano le necessità e i bisogni che il progredire della storia gli poneva dinnanzi. Negli anni ’60 si aprì l’emergenza boat-people. Dal Vietnam, dalla Malaysia, dalle Filippine erano milioni le persone in fuga. La loro fragilità, il niente con cui lasciavano il loro Paese alla ricerca di un altrove sconosciuto, gli toccarono il cuore e immediatamente invitò i donatori che avevano preso a seguirlo grazie allo strumento di AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE a mobilitarsi per arginare anche questa emergenza perché: “Se non faremo posto per loro nel nostro albergo essi perderanno non soltanto il coraggio ma anche la fede in Dio”.  Poi fu la volta dell’ Africa, dove per arginare la miseria,  con Madre Hadewych fonda l'Istituto delle «Figlie della Ri­surrezione» che oggi conta 217 religiose, 32 novizie e postulanti in tre continenti.

Vi fu poi l’incontro con la miseria delle favelas brasiliane che gli strappò parole accorate: “Signore Gesù, sono venuto da lontano per parlarti a nome dei poveri. Permettimi di dirti che quello che ho visto in questo continente è uno scandalo.” Quando, il 17 gennaio del 2003, il suo cuore impetuoso cessò di battere, aveva raccolto oltre 3 miliardi di marchi, che fanno di lui il più grande mendicante del XX secolo: un mendicante di Dio.